sabato 17 gennaio 2015

MARIA GRAZIA FERRARIS: "OLTRE IL POSTMODERNO"


Maria Grazia Ferraris collaboratrice di Lèucade

DA "FRANCO CAMPEGIANI: "OLTRE IL POSTMODERNO"": 

Alcune riflessioni. La condizione postmoderna è un saggio importante di Lyotard che Campegiani riprende con sintesi efficace nella prima parte del suo contributo, fulminante nel suo giudizio conclusivo: “C'è soltanto posteriorità, accettazione pedissequa di eredità” .Dalla riflessione critica letteraria è proliferato un dibattito italiano (Ferroni, Ceserani, Luperini, Eco…) molto interessante e non solo storicamente. Varrebbe la pena di rileggerlo.
Se la riflessione sul Postmoderno riesce a ispirare- col dissenso o col consenso- nuovi ripensamenti, gusti, nuovi approcci alla scrittura, un nuovo ciclo di passioni, la ricerca di favole non solo individuali, possibilità di elaborare nuovi miti, avventure culturali e di energia creativa, una funzione cognitiva …sia il benvenuto. Non certo se il suo intento, anziché di attraversare lo stagno, sia quello di restarvi affogato. 
Giulio Ferroni parla oggi, reagendo al citazionismo esasperato , al trionfo del Nulla e di un’etica della cultura, in modo da rispondere con responsabilità ad una situazione di eccesso e vanificazione al contempo, che rappresenta un “fenomeno di portata mondiale e di diffusa situazione di miseria culturale e umana. La letteratura è ancora necessaria, a patto che recuperi la sua funzione cognitiva in un orizzonte di responsabilità e di interrogazione del destino della parola e del mondo”.
Eppure la scrittura sembra oggi sprofondata in una palude culturale. (palude, pantano dice F. C.) 
Perché si scrive? Molti forse troppi scoprono una loro “vena”dilettantesca che credono appartenga al mondo della letteratura e contribuiscono in tal modo alla sua inconsistenza, giocano- consapevolmente o no- un gioco al ribasso “ancorati all’orizzontalità”(F:C.) e al degrado del gusto, riducendole al massimo a strumento di consolazione: “scuola dello scorrevole nulla”, come dice icasticamente Giulio Ferroni . Anche Franco Cordelli, in «la Lettura» ,2014, ha richiamato alcune di tali questioni. Ha perfino elaborato, in base ad una propria “percezione”, un Parlamento della Palude che, senza voler fare valutazioni di merito, suddivide una settantina di autori in sei gruppi. Li cito. A sinistra troviamo i Novisti: “Un che di simile a una casta di incerta memoria politica, erede di una tradizione di stile e rigore e i cui esponenti, per quanto sempre in prima linea, faticano a ritrovare l’antico vigore”. Esternamente a questi, i Dissidenti: “Sparuta e ideologicamente incoerente raccolta di nomi di irriducibili guardiani dell’hic et nunc”. A destra, i Conservatori: “Quanti mostrano un’orgogliosa indifferenza per il tempo che passa e sono spesso riconosciuti in quanto sempre reattivi a ciò che viene di sinistra presunto”. All’estrema destra, Vitalisti “si caratterizzano per un’aggressività verbale e una vistosa muscolarità”. Al centro, come pertiene all’ago della bilancia, i Moderati: “Una forza ad alta vocazione istituzionale pronta ad assumere sulle proprie spalle il ruolo che la società culturale gli riconosce”. Marginalmente, il Gruppo Misto: “Composto da minoranze, transfughi e orfani”. A parte, i Senatori a vita “Assisi nel distacco della loro indiscussa celebrità, guardano con relativa attenzione a quanto gli accade intorno.” 
Una tassonomia severa e polemica, forse una provocazione. Lo scrittore, se vorrà essere tale, dovrà sottrarsi alle ossessioni dei target precostituiti e alla visibilità ad ogni costo. con esigenza autentica di confrontarsi apertamente con la confusione e l’eccesso della comunicazione, svuotandone le illusioni per la ricerca dell’essenziale, “ l'universale è dentro noi stessi”, l’impegno nell’ascolto del mondo, e disposizione a “toccare il cuore del linguaggio”:questo il compito che spetta agli scrittori. Ovunque possano essere, ma fuori dalla palude. Auguri al Bandolo.

M. Grazia Ferraris

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