giovedì 21 settembre 2017

N. PARDINI: "IL TATTO EROTICO DELL'ONDA"

Il tatto erotico dell’onda

Aggrappato agli scogli come un urlo
sta il mare; li percuote, li schiaffeggia,
come se fosse geloso del vento
che li liscia, accarezza, e li innamora.
Ma poi trova la calma. Si riposa.
Come una tavola, arreso, si adagia,
sulle lenzuola azzurre; se distratto
dalle tue forme morbide e procaci,
vibra le scaglie argentee alimentate       
dagli erotici fremiti sbocciati
dalle profondità. Tu ti avvicini,
ninfa dell’equore, dea dell’amore,
quale essere selvaggio alla sorgente,
nuda; t’incontra l’onda la cui schiuma
cerca il tuo corpo, penetra nei vuoti,
ti avvolge fra le braccia con audacia,
ti tocca con il flusso che tu senti
dai piedi fino ai crini. Quando esci
grondi le gocce avvinte, finché il sole,
geloso del tuo incontro, allunga i raggi,
per farti sua; t’infuoca con il tatto
che tu ricevi al colmo del piacere,
distesa sulla sabbia, chiusi gli occhi,
la pelle ancora memore di sale.

15/08/2017


mercoledì 20 settembre 2017

M. GRAZIA FERRARIS: "ROMANZIERI / POETI: C. E. GADDA E L'AUTUNNO"


CARLO EMILIO GADDA

ROMANZIERI / poeti: C. E. Gadda e l’Autunno

DI
Maria Grazia Ferraris 
collaboratrice di Lèucade


















Nel nostro variegato panorama letterario esistono Autori conosciuti soprattutto per la loro opera narrativa, ma che praticarono anche la poesia, in molti casi quasi di nascosto: Pirandello,  Calvino,  Volponi, Bassani, Bufalino, Lalla Romano …notoriamente affermatisi come romanzieri e, tra di essi , Carlo Emilio Gadda, il gran lombardo, che  per la rivoluzione nell’uso della lingua, delle strutture narrative e delle tematiche è un principe tra i narratori . Stupisce allora scoprire che l’autore del Pasticciaccio fu anche poeta, e anzi fu poeta ancora prima che narratore, come  dimostra la poesia Autunno. Una sorpresa il Gadda poeta, eppure la lirica( Prima parte) chiude il capolavoro gaddiano La cognizione del dolore. E non senza ragione.
Scopro che Autunno era già apparso in Solaria nel lontano 1932. Infatti a ben ascoltare, l’incipit è di sapore vociano. “Tàcite imagini della tristezza/ Dal plàtano al prato!”,  tra lirica e frammento narrativo,  residui di un tempo passato, che questa  poesia rispecchia nei temi e umori. L’autore non pubblicò mai le proprie poesie in volume, ma esse apparvero occasionalmente in rivista o rimasero allo stato di manoscritto.
Un autunno lontano da ogni immagine tradizionale, stereotipata e sentimentale, un platano immobile, nella bruma lombarda, ci viene regalato da questo poeta dalle rare prove: una lirica di situazione, una desolazione  patetica ed autoironica nella caduta delle foglie nella bruma che si dissolve nel monte.
Le immagini sono insolite e stranianti, -carezza, tristezza dolcezza-rimbalzano dal piano della realtà a quello dell’invenzione, assumono valenze singolari e creano atmosfere surreali pur di natura lombarda. – “Allora il feudo intero- fruttifica una susina/bisestile, alla collina/ dolce e brulla-“ in un gioco allusivo che vede coinvolti vari livelli semantici.
Il tema lirico è nella tristezza della stagione che precipita (l’autunno) e in un sentimento di morte. Il motivo del transito, di qualcosa che è scomparso o sta scomparendo, di un passato che non è più, ed è subito ripreso dalla «nenia» del campanile che, per quanto suonata da giovani reduci per la festa del villaggio sul tema «congedo e ritrovamento della ragazza», è avvertita dal «congedato in arrivo» come «cantilena funeraria» o come «campana a morto». (come dice lo stesso Gadda nella Nota  Chiarimenti indispensabili) cosicché non è difficile riconoscere una nota autobiografica e magari il profilo stesso di Gonzalo della Cognizione del dolore. In un gioco a vari livelli semantici il poeta c’è. E c’è il narratore futuro.
In un abile pastiche onirico-visionario,  le immagini del platano, della bruma, la torre del vecchio maniero, rattoppato dissolvono la loro presenza: le immagini hanno una loro accelerazione e decelerazione in rapporto al ritmo del pensiero e al gioco verbale,  si incastrano l'una nell'altra, escono e vi rientrano, come in un labirinto: il pianoforte che tace, il prato, la nenia del campanile, e altre voci –il passero, il cancello, il corno sfiatato che assorda, il fragore della vaporiera…
Tutto così diventa contemporaneo. Scompare il presente e il futuro. Rimangono le immagini-frammento. Giocosi e ironici. “Lungo fragore! – vana bandiera!/ Ha incantato la cantoniera.”
Una forma di poesia che consente l'ingresso nella forza rigenerante della «prosa». Frammenti volti alla ricomposizione di una realtà, alla fin fine inconoscibile e non più destinati a dissolversi in essa: “Tristezze vane!”


Autunno

Tàcite imagini della tristezza
Dal plàtano al prato!
Quando la bruma si dissolve nel monte
E un pensiero carezza
E poi lascia desolato – la marmorea fronte;
Quando la torre, e il rattoppato maniero,
Non chiede, al vecchio architetto, più nulla:
Allora il feudo intero – fruttifica una susina
Bisestile, alla collina
Dolce e brulla.
Tace, dal canto, il prato.
Il pianoforte della marchesina
Al tocco magico delle sue dita
S'è addormentato:
E dopo sua dipartita – l'autunno
S'è scelto un nuovo alunno:
Il passero!, lingua di portinaia
Dal gelso all'aia:
E il cancello e lo stemma sormonta
La nenia del campanile – e racconta
I ritorni, all'aurata foresta:
Garibaldeggia per festa
Sopra il travaglio gentile
Perché alla bella il ragazzo piaccia,
Quello che lassù canta, quello che lassù pesta.
Il vecchio marchese ha inscenato una caccia
Con quindici veltri, e galoppa,
Diplomatico sconsolato
Sul suo nove anni reumatizzato.
Della volpe nessuna notizia, nessuna traccia!
Il cavallo ha un nome inglese: e il corno sfiatato
Assorda nella tana il ghiro
Che una nocciòla impingua!
Al dodicesimo giro
La muta s'è messa un palmo di lingua
E, mòbile macchia, cicloneggia bianca
Nella deserta brughiera
Là, verso il passaggio a livello,
Dove arriva stanca,
Salendo, la vaporiera.
Passa il merci e il frenatore – più bello,
Lungo fragore! – vana bandiera!
Ha incantato la cantoniera.
Ecco il diretto galoppa – verso città lontane
E il cavallo inglese intoppa
Negli sterpi dannati e calpesta
I formicai vuoti e le tane.
Ma dal campanile canta l'ora di festa – canta
Tristezze vane!



Maria Grazia Ferraris

martedì 19 settembre 2017

33° EDIZIONE PREMIO"CESARE ORSINI" RISULTATI

33° EDIZIONE
PREMIO NAZIONALE DI POESIA
CESARE ORSINI



Sono passati 33 anni dalla prima edizione del Premio “Cesare Orsini”ma questa manifestazione nata per onorare la poesia  non è invecchiata. Anzi, ha acquisito negli anni nuovo vigore.
Questo, sicuramente, fa onore agli organizzatori ed al Comune di Santo Stefano di Magra. Penso che parecchi poeti nazionali, grazie al “Cesare Orsini”, hanno conosciuto un suggestivo scorcio del nostro paesaggio: Ponzano Superiore con la incantevole Piazza Colonna da cui si domina la parte finale della vallata della Magra fino al mare. In Piazza Colonna è avvenuta, anche quest’anno, la premiazione, alla presenza del Sindaco di Santo Stefano di Magra, Paola Sisti, con la lettura delle liriche premiate, declamate dall’attore Roberto Rolla.
La commissione giudicatrice, presieduta da Donatella Zanello, e composta dalle insegnanti  Paola Cossu, Carla Cozzani, Maria Milda Ferrari e Marcella Tasso ha assegnato i seguenti riconoscimenti:

1°  PREMIO alla poesia   "Non un grido... (Femminicidio) di
Egizia Malatesta

2° PREMIO alla poesia  "Nuova vita" di Gabriella Cozzani

3° PREMIO alla poesia “I bambini di Aleppo” di Pietro Catalano

La presidente Donatella Zanello ha introdotto la cerimonia con un suo apprezzato intervento:

In un percorso ormai più che trentennale possiamo aggiungere un ulteriore tassello alla definizione di Poesia. La poesia è libertà, in quanto esperienza spirituale. La poesia è trasformazione. La poesia è un'esperienza che ci conduce al di fuori del nostro ego, delle nostre ansie e delle nostre paure. E’ una esperienza catartica e liberatoria. La poesia ci libera, ci trasforma. A questo proposito voglio citare il teologo Vito Mancuso nel suo libro "Il coraggio di essere liberi": "Si diventa veramente liberi quando ci si libera dai fantasmi della mente; quando si mette a tacere l’ego con le sue pretese e le sue paure e si apre la mente all'aria pulita della realtà; quando si depone il desiderio di autoaffermazione e ci si accinge a servire il mistero dentro cui siamo capitati nascendo. Si tratta di cambiare. Il compito consiste in un'azione, un cambiamento, una trasformazione. Il pensiero-rumore: trasformarlo in pensiero-silenzio…Il pensiero al servizio dell'io: trasformarlo in pensiero al servizio del mondo. Il pensiero-ansia che rosica dentro: trasformarlo in pensiero-sorgente di PaceTale passaggio dal primato dell'ego al primato della realtà inizia quando il desiderio di parlare cede il passo al desiderio di ascoltare. E' quanto la tradizione spirituale denomina "dimensione contemplativa della vita"....Si intende rimandare all'incanto generato dalla bellezza e dalla serietà del mondo e dallo sperimentare la vita come mistero. " (Vito Mancuso)
Con questa riflessione sul valore spirituale della Poesia diamo inizio alla cerimonia di premiazione ma prima voglio darvi lettura della poesia "Giorni di vento" che affronta questa importante tematica e ben la sottolinea. La Poesia infatti è la capacità di cambiare, di rinunciare al potere dell'ego e di porsi in ascolto delle voci del mondo, del suono delle onde e del vento.
“Ascolto, assorta, il suono delle onde.
Blu di violini nella notte di marzo.
La musica è tutto, mi riempie l’anima.
Come possa sgorgare dalla mente
è ancora un mistero. Eppure sorge,
come un’alba, nasce, come un fiore.
Esiste. La musica si cela nel silenzio.
Ci sono tastiere azzurre dentro il mare,
fughe di cavalli alati sopra le nuvole,
chitarre di smeraldo sulla scogliera.
Pianoforti di rose e di orchidee
sopra il tuo grande cuore. Era bello
sentire  la tua cara voce, madre adorata.
Intanto, nel vuoto della sera, ascolto
le voci del mondo, di questi giorni di vento.”


Quest'anno la manifestazione ha avuto una cornice di belle immagini: una mostra pittorica da parte degli artisti dell'Associazione Culturale "La Fenice",  e  delle fotografie vincitrici del Concorso Fotografico "Uno scatto sul passato", promosso dal Circolo Fotografico "Photo Free Lab".

Anche questa edizione  è stata armonizzata dalle note del concerto "Sogno idilliaco tra musica e poesia" con il maestro Aliano Frediani al pianoforte, la voce del mezzosoprano Alla Gorobchenko e al violino Elisabetta Frediani.

ALCUNE IMMAGINI








POETI ALL'ENOTECA LETTERARIA VIA QUATTRO FONTANE

Presso la sede dell' IPLAC a Roma negli spazi dell' ENOTECA LETTERARIA  di Via QUATTRO FONTANE, 


lo scorso 16 settembre 2017 si è svolto con grande successo l'incontro poetico dedicato a cinque tra i più interessanti nomi della scena letteraria contemporanea: ANGELO ANDREOTTI, SANDRO NGELUCCI, SHEIBA CANTARANO, UMBERTO VICARETTI, ANNA VINCITORIO protagonisti del libro "INCHIOSTRI DIGITALI" edito da Blu di Prussia. Nell'introduzione alla raccolta, l'editore Eugenio Rebecchi sottolinea come in queste pagine si possano trovare stili e ritmi diversi con cui ciascun autore ha saputo 
raccontare stati d'animo presenti e passati. Successivamente alla presentazione dell'antologia condotta da MARIA RIZZI, ciascun poeta ha declamato tre poesie a scelta della raccolta regalando una piccola parte di sé, dei propri pensieri e stati d'animo al pubblico presente. Nei versi leggeri e avvolgenti, intensi e vibranti in cui si rincorrono i colori della 
vita tra speranze e nostalgie, attese e paure, è racchiuso il sentimento per la natura attraverso il tempo del cambiamento dove ritrovare altro da sé. E' la natura per tutti e cinque i poeti motivo di incontro e ascolto, di ispirazione e racconto per esplorare luoghi lontani e toccare un possibile 
domani dove il finito incontri l'infinito, fino a perdersi in esso. Accanto alla  natura è l'uomo che ad essa si lega e in essa ritrova il respiro della vita con le sue luci e ombre che vibrano in queste liriche dove si parla di affetti da recuperare, di gioie da condividere e di richiamo verso le proprie origini dove inizio e fine si ritrovano. Questo grazie alle diverse sfumature e cromie che la natura riserva: dalle ginestre di cui parla Sheiba Cantarano in "Dall'isola, il mese di giugno" dedicata alla splendida Ponza, 
alle immagini che descrivono la bellezza del paesaggio innevato restituite dai versi di Angelo Andreotti nella poesia N° IX, dai voli delle rondini che descrivono i percorsi della vita dolci e amari come suggerisce Sandro Angelucci in "Saranno i voli" all'immagine dolce e commovente che Umberto 
Vicaretti in "Dorme la mia città" restituisce della sua città l'Aquila 
pronta a risorgere come l'Araba Fenice. Per poi immergersi nella sera illuminata dagli argentei ulivi, mentre "timida in cielo si leva una falce di luna" come descrive Anna Vincitorio nella sua "Rondini". Le emozioni che i cinque autori restituiscono attraversano le liriche dove prendono forma i luoghi fisici e metafisici di una natura che mostra i suoi volti intensi e 
solari, malinconici e misteriosi, creano una nuova occasione per ritrovare l'abbraccio tra l'uomo e la natura, il suo essere finito e l'infinito che abita in quei volti che lasciano sperare un oltre. Loredana D'Alfonso con la sua voce intensa e decisa, delicata e talora sussurrata a seconda dei ritmi e delle pause dei versi,  ha messo in luce ancor più la bellezza racchiusa nel cuore 
e nel pensiero dei poeti che come pochi hanno saputo ascoltare i ritmi della vita tra terra e cielo ad abbracciare con lo sguardo l'infinito.


                                                                     

Silvana Lazzarino
I suoi articoli sono presenti su : romacapitalemagazine.it/segnalazione 
eventi/ a roma- inchiostri digitali
e su

http://www.youreporter.it/gallerie/INCHIOSTRI_DIGITALI_PRESENTATA_L_ANTOLOGIA_POETICA/#1

lunedì 18 settembre 2017

CLAUDIO FIORENTINI: NUOVA PUNTATA DI "VISIONI DA CAPTALOONA"


Oggi parliamo della raccolta "Racconti per l'estate" curata da Fabio Martini, seconda prova del gruppo L'Inedito, del romanzo "Giannina" di Peppe Bettoliere e del libro d'arte visiva e poesia "Pareidolia" di Elvio Ceci e Alessandra Romagna. Ci assiste, come sempre, la magia della musica. Buon ascolto!

https://www.spreaker.com/user/performingradio/visioni-da-captaloona-18092017_1

PREMIO INTERN. "TULLIOLA RENATO FILIPPELLI" I VINCITORI

Proclamazione dei vincitori del Premio Internazionale “Tulliola Renato Filippelli “2017

L'onorevole Giuria è stata presieduta da Annella Prisco.
Giuria: Raffaele Messina, (Vicepresidente), Fiorella Franchini (Segretaria Generale), Mimma Filippelli,  Claudia Piccinno, Giuseppe Manitta, Maria Luisa Toffanin, Domenico Pimpinella, Manfredo Di Biasio, Michele Urrasio.
Tutte le decisioni sono state prese all'unanimità e  sono insindacabili.
Grazie a tutti i numerosissimi partecipanti per i bellissimi libri inviatici e  per la loro fiducia, per noi preziosa. Tutte le opere erano  meritevoli, le abbiamo lette tutte e apprezzate. Grazie alla Giuria: una squadra di Gran Signori della Cultura!
Vi aspettiamo tutti (vincitori e non) per il 16 ottobre, alle ore 17,00 presso il Castello Miramare di Formia per una grade festa dell'Incontro e della ricerca del più bello e del più giusto.

Sezione Premio per la legalità, contro le mafie:

Cafiero De Rhao.

Sezione opere dedicate alla Poesia di Renato Filippelli:

Emerico Giachery

Sezione Poesia

Primi a  pari merito:

Carraroli Mariagrazia per l’opera Trittico, Florence Art Edizioni, Firenze  2016;
Iuliano Giuseppe con Sciami e formiche, Delta 3 Edizioni,2017;
Severino Alfonso con Rifrazioni, Libreria Dante & Descartes, 2017.

Menzione di merito:

Marinelli Gioconda , A dir la poesia, Homo Scrivens ,2017;
Coci Gianfranco, Trilogia, Guida Editore, Napoli 2016.

Sezione Narrativa

Primi a pari merito:

Riccio Mariarosaria, Il potere del dubbio,Homo Scrivens 2016;
Di Domenico Francesco, Notte in Arabia, Homo Scrivens, 2016;
Fera Giulia e Testa Francesco, Aironi di carta, Graus Editore.
Menzione di merito
Saponaro Marco, Da zero a novanta, Schema Editore, Brindisi;
Maiorana Salvatore, Nuvole, Edizione Tracce, Pescara;
Gunjaca Drazan, Il cielo sopra la Dalmazia, Bastogi Ed, Foggia.

Sezione Saggistica

Primi a pari merito.

Perillo Marco, Misterie segreti dei quartieri di Napoli, Newton Compton, 2016;
Reina Luigi, Romanzo, Guida Editore 2016.
Tosto Francesco Diego,La letteratura e il sacro, Volume V,Bastogi Libri, Roma 2016;

Menzione di merito

Ciro Raia, Giovanna I D’Angiò, Guida Editori, 2016
Gravina Giovanna, Le mani sulla città,Homo Scrivens, 2016;
Manitta Guglielmo, L’eruzione dell’Etna del 1879,Il Convivio Editore,2016.

Premi Speciali per personalità che si sono distinti  per il loro operare :

Domenico De Masi ( sociologo)
Peppino Di Capri (musicista e cantante )
Graziella Di Mambro (Giornalista)
Eugenio Di Nitto  Preside
Francesco Pinto Dirigente RAI.








domenica 17 settembre 2017

N. PARDINI LEGGE: "POESIE" DI MARISA COSSU



Marisa Cossu,
collaboratrice di Lèucade

Una poesia morbida, contaminante, di eufonica intensità meditativa, dove l’animo, affidato ad una alternanza di enedecasillabi e settenari, si diluisce in una fluidità narrativa di urgente resa poematica. Abbrivi emotivi, mediazioni esistenziali, scosse sinestetico-allusive, figure di redditizia metaforicità, vertigini di panica immersione, tutto contribuisce a rendere questa poesia estremamente umana, marcata dal supporto di una verbalità che va oltre gli schemi della semplice morfosintassi: una grammatica poetica in note di sinfonia wagneriana.
Fenollosa Ernest Francisco afferma che “La poesia è l’arte del tempo”; mentre Alfredo Panzini  definsce i poeti “simili al faro del mare”. Perché iniziare con queste citazioni? È presto detto: sembra proprio che il “dum loquimur…” segni una tappa importante nel diacronico sviluppo delle emozioni della Cossu.

Dove va la vita
mentre di sabbia e pioggia ricoperti,
chiediamo in elemosina una luce
che ci consoli e ci ridoni amore.

Il tempo scorre, e il più delle volte fagocita la parte più importante del nostro vissuto: nascono interrogativi inquietanti che riguardano il nostro rapporto colla clessidra, col memoriale, con thanatos, eros, con tutte quelle questioni che ci poniamo e che sono alla base della nostra inquietudine esistenziale. D’altronde l’uomo è un  piccolo tassello fra il rien e il tout, e soffre della sua precarietà, del fatto di vivere coi piedi a terra e con l’animo vòlto all’azzurro. Una dualità insormontabile data la cecità del nostro esistere; un azzardo senza esiti data la vastità che ci circonda. Pensare il tutto non rientra nelle nostre possibilità. Da qui lo slancio della Poetessa verso vette che la sottraggano alle  precarietà del quotidiano: il Bello, la spiritualità che vinca la materia,  il sogno, l’amore, pur cosciente, Ella, della futilità del qui e del quando:

il  distinguersi nel comune fato,
è illusione evocata,
è misura dei nostri passi incerti
nell’infinita logica del tempo.

Sì, riconosce, la Nostra, la misura dei nostri passi incerti, questo stato nell’infinita logica del tempo. Ma con ciò, pur partendo dalle cose più umili, non rinuncia a quel sentimento umanamente umano, insito nella natura di noi esseri viventi: quello di sorpassare il nostro stato di navigatori senza bussola; farsi Ulisse in cerca di un faro che illumini l’imbocco del porto; in cerca di un’Itaca che ci attende ai confini di un mare immenso e pieno di scogli e di trabucchi. Ed è per questo che la citazioni di Panzini  bene si confà alla ricerca ontologica della Nostra. Il faro del mare. Quella piccola striscia di luce che illumina una infinitesima parte dell’Oceano. Quale simbolo può essere più vicino alla natura dell’uomo; di un essere che allunga lo sguardo oltre i limiti di quella luce, perché è nato per il tutto, per la pluralità dell’universo, per raggiungerlo attraverso la navigazione odisseica di quei gorghi che lo dividono dalla luce; da un sempre da cui forze è nato il suo esistere e verso il quale ambisce tornare per il suo completamento.

Così m’illudo che sia vita questa
che ruba il senno e muto lo riduce,
 stanco e distorto, che nel vuoto resta
 disilluso e sfinito, senza luce.

Forse appigliandoci ad un memoriale che il tempo ha passato dal suo vaglio, rendendolo degno di esistere, significa dare più consistenza alla vita; significa riportare a galla quella parte di noi che l’ingordigia dell’oblio  aggredisce ogni minuto, ogni ora, ogni giorno:

Mentre viviamo già si è consumata
 la fiamma del pensier tanto cercata.

E non è detto che sperdendosi nel Bello, in quella spiritualità che tanto sa di vita ultra, non valga a distrarci dal nostro enigmatico e misterioso destino di mortali.

Non fu solo bellezza a entrarmi dentro
ma l’incontrarti in quella valle amena,
vederti all’improvviso,
mentre salivo il monte della vita.

Come non è detto che la coscienza dell’esistere, il rammarico per la brevità di una vicenda, non siano segni di un forte attaccamento alla stessa; d'altronde questa è la nostra storia: la storia che ciascuno conclude senza gloria; quella che fu bella e che il tempo cancella con un soffio; e del cui cammino  alla sera si approssima il confine “tra terra, cielo ed argentee marine”:

Ciascuno la sua storia
conclude nel silenzio, senza gloria:

ai vivi il commentare
con discorsi banali e frasi amare

la vita che fu bella
e che vien tolta; il tempo ne cancella

con un soffio il cammino
e, al calar della sera, più vicino

si approssima il confine
tra terra, cielo ed argentee marine.

Nazario Pardini


Ora che il tempo

Ora che il tempo inaridisce e gela
anche il soffio di un alito sul vetro
dalla finestra guardo naufragare
la vita già vissuta come l’onda
che sulla riva opposta si allontana,
mentre, tra i resti delle cose amate,
si adagia il mio pensiero e stanco sfoglia
il libro del mio vano divenire;
marino incanto  che spumeggia e lotta
tra i venti e le tempeste,
campo di pane che alla trebbia piega
le spighe al suolo scuro.
Quando l’Estate macinava il grano
ero un uccello libero nel volo,
che di gazzarre poi faceva nido;
sempre quelle domande all’infinito:
dove va il vento, dove quel confine
che con un freddo brivido m’inquieta;
chi taglia i rami alle morte stagioni,
chi dell’Eterno svela il volto buono.
E domandavo alle notturne stelle
se l’attimo fuggente
sarebbe ritornato come allora
a parlarmi d’immenso;
ma passa il tempo. Dove va la vita
mentre di sabbia e pioggia ricoperti,
chiediamo in elemosina una luce
che ci consoli e ci ridoni amore.


Ma non si vede

Ma non si vede il cielo
da questo tetto d’ombra
 della città di pietra; ma l’afflato
dei vivi, anime oranti,
versa voci di attesa nell’eterno.
E camminiamo insieme all’accaduto;
della stessa sostanza  vivi e morti:
 il memore rimpianto del passato,
il  distinguersi nel comune fato,
è illusione evocata,
è misura dei nostri passi incerti
nell’infinita logica del tempo.


Sempre

Sempre dentro di me cerco i confini
del mio pensiero, in gocce di memoria,
nelle trame che intessono i destini
agli atomi e frammenti della storia.

E nel guardare all’interiore affanno
sembra perduta l’unica certezza;
la speranza e la fede sono inganno
velato in dubbi e preda di tristezza.

Così m’illudo che sia vita questa
che ruba il senno e muto lo riduce,
 stanco e distorto, che nel vuoto resta
 disilluso e sfinito, senza luce.

Mentre viviamo già si è consumata
 la fiamma del pensier tanto cercata.


La cappella sul sentiero

E allora mi colpì tanta bellezza,
Vergine Madre, che ti vidi statua
su un cuscino di rose.
L’azzurro manto ti sfiorava il capo
e su rotonde spalle ricadeva;
lo sguardo tuo celeste
l’animo attraversava.
Tanta tua grazia mi muoveva al pianto,
statua vivente d’eterno splendore,
ed un sospiro uscito dal mio petto
soffiò il vento tra i verdi rampicanti
e ti raggiunse, bella tra le belle:
si mosse il velo, mi sembrò che il sole
cadesse per un attimo dal cielo.
Non fu solo bellezza a entrarmi dentro
ma l’incontrarti in quella valle amena,
vederti all’improvviso,
mentre salivo il monte della vita.

Storia

Ciascuno la sua storia
conclude nel silenzio, senza gloria:

ai vivi il commentare
con discorsi banali e frasi amare

la vita che fu bella
e che vien tolta; il tempo ne cancella

con un soffio il cammino
e, al calar della sera, più vicino

si approssima il confine
tra terra, cielo ed argentee marine.



Nota bio-bibliografica

Marisa Cossu, insegnante e psicopedagogista della scuola dell’obbligo, è stata impegnata nella formazione e nell’aggiornamento dei docenti in qualità di relatrice e animatrice dei gruppi di lavoro, in collaborazione con gli Ispettori Tecnici della Pubblica Istruzione e con il Provveditorato agli Studi in accordo con l’Università di Bari. Ha pubblicato in questo ambito la documentazione degli atti di convegni e seminari con la preparazione di materiali didattici. I principali interessi culturali dell’autrice sono volti allo studio e all’approfondimento della letteratura, della psicologia della comunicazione e alla filosofia. Marisa Cossu ha frequentato la Scuola triennale di psicologia promossa dall’Università di Bari e una annualità di psicologia dell’età evolutiva presso il Centro di Cultura dell’Università Cattolica del Sacro Cuore a Taranto. L’Autrice vive ed opera a Taranto. Le sue opere di saggistica e poesia risultano vincitrici di  importanti premi letterari e sono presenti nelle Antologie degli stessi. Ha pubblicato nella Rivista letteraria “Euterpe” i saggi brevi ”La grande illusione”, “Alibi (la poesia dimenticata di Elsa Morante)” e “Non mi piacciono le faccine”. Per il saggio  ”Poesia Oggi” ha ricevuto il premio della critica al concorso “Tra le parole e l’infinito” e il premio speciale della Presidenza della Giuria al concorso “Universum Academy Switzerland”; il suo saggio “Gli eterni ritorni” è stato pubblicato nell’Antologia del Premio “Città di Taranto”. Il racconto ”La palude degli uccelli”, 1° premio al “Concorso Nastro Verde Mauriziani”, è stato pubblicato nel volume del Premio Letterario “Emilio Bianchi”. Recentemente ha vinto la pubblicazione gratuita della silloge “Trasparenti pareti” al concorso “Una poesia per Scampia”. Alcune sue poesie con nota critica sono state pubblicate sulla rivista bimestrale “Le Muse” a cura di Teresa La Terza. Negli ultimi anni ha pubblicato per l’Editrice Pagine Roma “Sentire” e “Prospettive” in collettanea e, con Aletti Editore, la silloge “Vola Parola”.
 Le ultime Raccolte poetiche pubblicate sono:
·       “La vita bella, pensieri e parole”, BookSprint Ed. menzione d’onore libri editi “Antonia Pozzi”;
·        “La carezza delle parole”, TraccePerLaMeta Ed. 1° classificato nei premi letterari “Città di Taranto” e “Surrentum-Ars scrivendi“, 4° classificato nel Premio Internazionale “A.U.P.I”. e 2° classificato nel Premio “Città di Varallo Otma2”;
·       ”Attraverso pareti di pietra”, SBC Akea Ed. menzione d’onore al  premio ”Jack Kerouac”.
Si elencano alcune delle molte poesie vincitrici di premi letterari:
-         “Il ritorno a casa” 1^ class. al concorso di poesia “Gocce di Memoria”;
-         “Memoria persa” premio speciale della presidenza della giuria stesso concorso;
-         “Futuro” 2^ class. Premio letterario “Voci nel deserto”;
-         “Madre” premio spec. della presidenza della giuria concorso “Una poesia per Scampia”;
-         “Sento che un giorno”  2^ class. Premio “Tra le parole e l’infinito”;
-         “Che cosa manca” menzione d’onore concorso “Vitulivaria”;
-         “Sensazioni” menzione d’onore premio “Lucius Annaeus Seneca”;
-         Silloge inedita “Vita” 4^ class. concorso “Alda Merini”;
-         “Aritmia” menzione d’onore al premio letterario “AlberoAndronico”;
-         “A Elvira” Attestato di Poeta Federiciano premio letterario “Il Federiciano”;
-         Silloge inedita “Il tempo e le parole” 2^ class. concorso letterario “In vita”;
-         “E così passa il tempo” 2^ class. concorso di poesia “Amelia Rosselli e Sylvia Plath”.